Sul finire del XVIII secolo, fu Joseph Haydn a definire i contorni formali del quartetto d’archi, sviluppato sulla divisione in movimenti e sul contrasto tra le tonalità della sonata. L’equilibrata matrice stabilita dal compositore servì da modello per Mozart, il quale influenzò a sua volta Beethoven, che ne allargò la portata introspettiva e la complessità in capolavori immortali. Senza intaccarne i cardini, il Romanticismo lanciò una transizione dalla dimensione intima alla concezione orchestrale, lasciando in dote al ’900 la versatilità di un piccolo ensemble aperto alle sperimentazioni.