
- 2006 · 22 tracce · 1 h 28 min
Orfeo ed Euridice
Wq. 30
Presentata nella Vienna del 1762 in lingua italiana, Orfeo ed Euridice è forse la più celebrata storia operistica di sempre. Il lavoro di Gluck trasmette una nobile semplicità che punta a riformare il genere dall’interno, trasformando i modi scenici di inizio secolo in qualcosa di più diretto, evitando nelle parole dell’autore di “interrompere l’azione o soffocarla con inutili ornamenti”. Tre atti raccolgono le vicende del mitologico protagonista greco, capace di impersonare il canto stesso e riassumere in sé la forza della musica mentre piange la morte della moglie Euridice. Sarà proprio l’arte sonora a permettergli di farsi strada negli inferi e salvare l’amata, appoggiato dagli dei alla condizione di non voltarsi indietro sulla via del ritorno. Con il fallimento di Orfeo la donna muore per la seconda volta, ma la pietà di un Olimpo commosso da tale sofferenza spinge le divinità a cedere e riportarla in vita. Pensato inizialmente per castrato, il ruolo principale viene adattato per tenore alla riscrittura in francese del pezzo, destinata a una produzione parigina del 1774. Nei tempi moderni ci si affida a un mezzosoprano en travesti o a un contraltista. A brillare notevolmente provvede il lamento funebre del Terzo ‘Che farò senza Euridice’, autentico classico del genere che si fa metro di giudizio per la star sul palco. Degni di menzione speciale sono anche il lamento del Primo ‘Chiamo il mio ben così’ e la squisita e speranzosa aria ‘Che puro ciel’ del Secondo.