Sonata per violino solo nº 1 in sol minore
Noto come una delle principali autorità della sua epoca nel campo degli strumenti a tastiera, Bach ha mosso i primi passi in ambito musicale nei panni di violinista. Le sei sonate e partite per violino solo composte dal maestro di Eisenach, intramontabili capolavori della tradizione tedesca, si concludono con l’abbagliante luminosità della Partita n. 3 in Mi maggiore. Tuttavia, l’apertura affidata alla Sonata n. 1 in Sol minore presenta un’atmosfera molto differente: il tono introspettivo dell’‘Adagio’, pregno di abbellimenti decorativi e puntellato da un’audace trama armonica e da un forte potere espressivo, viene prontamente contrastato da una ‘Fuga’ dotata di un carattere deciso. Scegliendo di porre il virtuosismo al servizio di un intricato contrappunto, invece di utilizzarlo come semplice mezzo per catalizzare l’attenzione, il compositore intreccia in questo movimento accordi risoluti che sembrano voler superare i limiti imposti dall’archetto. Le cadenze leggiadre della successiva ‘Siciliana’ offrono un leggero sollievo, con passaggi complessi e sfuggenti in una struttura ritmica che ricorda una ninna nanna. Ma il senso di malinconia continua a persistere, a dimostrazione del fatto che la tensione dei primi due movimenti non può essere smorzata facilmente, e di sicuro non a lungo. Guidato da un inarrestabile tornado di note che si interrompe solo alla fine di ogni metà, il ‘Presto’ finale riaccende così l’intensità drammatica del Sol minore.
