Suite per violoncello nº 2 in re minore

BWV 1008

Ai tempi di Bach, le opere per uno strumento solista non accompagnato erano rare, più spesso improvvisate che scritte. Divenuta celebre nel 1930 con le registrazioni di Pablo Casals, la serie di suite di Bach, pubblicata originariamente nel 1825, segue un modello condiviso, aggiungendo alla tradizione delle introduzioni e danze moderne. A differenza dei motivi ordinati che aprono la precedente, il ‘Prélude’ della Suite n. 2 in Re minore per violoncello solo offre invece uno scorrevole flusso narrativo che lascia spazio a fraseggi melodici in un fluido tappeto di note, e chiude con enfasi tra incroci d’archi ampiamente distanziati. Il successivo ‘Allemande’, un movimento maestoso e altisonante, più affine ai corrispondenti dei lavori sui tasti del maestro tedesco e carico di tensione interiore, lascia spazio ai contorni concitati nello schivo e fulmineo ‘Courante’ a seguire. Con la tipica cadenza sul secondo tempo, la ‘Sarabande’ diventa un magnifico lamento che alza il livello del pathos sul finale. Proprio nello spazio tra questa e la ‘Gigue’ di chiusura, l’autore sceglie per ogni suite delle coppie di danze diverse. Qui, per le sei opere, entrano in gioco i minuetti, tra i generi che maggiormente incontrano il gusto dell’epoca, nella ripetizione di ‘Menuet I’ e ‘Menuet II’ secondo lo stile francese. Il finale mozzafiato si rivela percussivo, ben accentato e intervallato da poche battute di arresto.

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