Variazioni Goldberg
Concepite – come recita la pagina del titolo – “per il diletto dello spirito di chi ama la musica”, le Variazioni Goldberg rappresentano la più estesa composizione singola per tastiera del XVIII secolo, nonché la serie più iconica prima delle totalizzanti Variazioni Diabelli di Beethoven. Liszt le suonò all’inizio della propria carriera e Brahms ne fu prevedibilmente un grande estimatore. Il punto di partenza è una vasta ‘Aria’, i cui solidi contorni armonici costituiscono il vero motore di ciò che segue. Trentadue battute assicurano le fondamenta sulle quali l’autore costruisce un edificio dalla progettazione straordinariamente ingegnosa, strutturato in 32 movimenti. Le 30 variazioni sono suddivise in 10 gruppi da tre, dove il primo evidenzia le caratteristiche di una danza e il terzo è il canone, mentre il secondo richiede solitamente complessi incroci di mani. Nel suo dipanarsi, l’opera richiama innumerevoli generi e prevede un’ulteriore suddivisione con l’inserimento di una ‘Ouverture’ alla francese a metà del percorso. Se le ‘Variazioni 28 e 29’ alzano il livello del virtuosismo, l’ultima stempera la magnificenza adottando uno stile umoristico. Collocato al posto in cui sarebbe lecito attendersi il canone, il ‘Quodlibet’ sovrappone diverse melodie. Di conseguenza, al culmine della gravità, Bach introduce almeno due canzoni popolari: ‘Ich bin so lange nicht bei dir g’west, ruck her’ e l’inno al vegetarianesimo tedesco ‘Kraut und Rüben haben mich vertrieben’.
