Sonata per pianoforte nº 21 in do maggiore
La rivoluzionaria musica per pianoforte di Beethoven fu in parte ispirata, ma anche stimolata, dalla rapida evoluzione dello strumento. Questo rapporto reciproco tra compositore e progettista raggiunse nuove vette creative nel 1803-04 con la Sonata per pianoforte n. 21 in Do maggiore, nota con il nome di ‘Waldstein’. La partitura fu composta sul nuovo pianoforte Erard, dotato di pedali di risonanza, una tastiera estesa verso l’alto e una proiezione tonale nettamente migliorata. Dal canto suo, il genio compose una sinfonia per pianoforte a tutti gli effetti, dedicata al conte Ferdinand von Waldstein, uno dei suoi più devoti mecenati e sostenitori. Se l’Appassionata tende a vividi sfoghi sulle cadenze del fortissimo, la Waldstein si distingue per velate sonorità in pianissimo e innovazioni evidenziate dalle ottave glissate del finale e dai trilli del tema portante. Fin dall’inizio, le caratteristiche dello spartito sovvertono la tradizione, con un’apertura resa più suggestiva del tema stesso da ripetizioni e tremolii oscillanti, mentre il secondo passaggio si concentra sul fascino della melodia. Sebbene l’autore avesse previsto un movimento lento separato e prolungato, il celebre Andante favori, lo sostituì con una breve ‘Introduzione’, scaricando il peso espressivo sull’esuberante epilogo. In esso, le distinzioni tra modulazioni in maggiore e minore vengono abilmente sfumate tramite l’utilizzo dei pedali, persino nei cambi di accordo.
