Sonata per pianoforte nº 29 in si bemolle maggiore
Composta tra il 1817 e il 1818 e nota come Hammerklavier, la Sonata per pianoforte n. 29 in Si bemolle maggiore è la più lunga e impegnativa di tutte le partiture di questo genere a opera di Beethoven. Ancor più dei suoi ultimi quartetti per archi, la travolgente potenza espressiva di quest’opera sfuggì della comprensione dei contemporanei, sia dal punto di vista tecnico che intellettuale. Con un eufemismo tanto riduttivo quanto eloquente, il maestro tedesco la descrisse al suo editore come “una sonata che darà a chi suona il piano qualcosa da fare”: i pochi talenti della tastiera che si arrischieranno a eseguirla prima del XX secolo includono nomi come Clara Schumann, Liszt e Hans von Bülow. Al primo dei quattro movimenti, che si fionda a capofitto in un vortice di contrasti e scontri estremi, segue un breve ‘Scherzo’, che presenta versioni in miniatura delle stesse contrapposizioni. Con una serenità da inno a dir poco unica, l’‘Adagio’ sostenuto, una delle elegie più profonde dell’intera letteratura pianistica, lascia spazio a una colossale fuga finale, in cui la melodia si scontra volontariamente con lo strumento: persino un moderno pianoforte a coda, per non parlare dei fortepiani noti al genio di Bonn, sembra a malapena adeguato per una creazione così impegnativa.
