Quartetto d'archi nº 12 in mi bemolle maggiore

Op. 127

Ritorno al quartetto dopo una pausa lunga oltre dieci anni, questa composizione indica un netto cambio di marcia da parte di Beethoven. Nonostante la convenzionale struttura in quattro movimenti, con due episodi veloci che racchiudono un lento e uno ‘Scherzo’, il contenuto del brano è innovativo e radicale. Scritto nel 1825, quando il maestro di Bonn era completamente sordo e isolato nel mondo sonoro della sua mente, è caratterizzato dallo stile primordiale tipico dei cosiddetti “tardi quartetti”, di cui questo è il primo esempio. Talvolta facilitati da trilli come quello che trasforma il corale introduttivo in qualcosa di meno solenne e più arguto, gli improvvisi mutamenti di umore, metro e ritmo colpirono da subito il pubblico per la loro bizzarria e imperscrutabilità. Lo stesso vale per lo spostamento di blocchi di suoni contrastanti nella partitura, che dà vita a squadrate collisioni non sempre di facile ascolto. L’incantevole bellezza del tema con variazioni nella seconda sezione, l’euforia dello ‘Scherzando vivace’ e la magica transizione del ‘Finale’ da una falsa conclusione a una coda sublime elevano tuttavia il giudizio complessivo sull’opera dallo sfoggio di eccentricità al puro genio.