Sinfonia nº 40 in sol minore

K. 550, KV 550

Le motivazioni che hanno spinto Mozart a scrivere le ultime tre sinfonie restano un mistero. Probabilmente le aveva concepite come una serie di concerti per il pubblico, ma non è chiaro se questi fossero in programma o se si trattasse di mere congetture. Tuttavia, il secondo lavoro composto nell’estate del 1788 è la Sinfonia n. 40 in Sol minore, terminata il 25 luglio a quattro settimane dalla precedente. Se la n. 39 prende le sembianze di un calderone che ribolle di emozioni, al contrario la n. 40 è inesorabilmente seria, segnata dalla scelta del Sol minore, tonalità a lungo associata all’inquietudine. Il primo movimento (‘Allegro molto’) si apre con una struttura ossessiva e ripetitiva che, per quanto melodica, trasmette sensazioni tenebrose e irrequiete. Più lungo e lento, l’‘Andante’ è l’unica sezione a evitare la suddetta tonalità, pur caratterizzata com’è da un’ansia latente, mentre il ‘Minuetto’ mostra vigore e tensione, trovando uno scampolo di quiete solo nel ‘Trio’ centrale. In contrasto alla tradizione, il compositore termina l’opera con uno degli episodi sinfonici più impetuosi del suo repertorio, l’‘Allegro assai’, i cui sviluppi burrascosi vengono introdotti da note orchestrali drammatiche. Il linguaggio musicale di Mozart era molto più complesso rispetto a quello dei suoi contemporanei, e non sorprende che, tra la fine ‘700 e i primi dell’Ottocento, la sinfonia fosse considerata una forma complessa, tanto da suonare quanto da comprendere.

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