Il tête-à-tête con un pianoforte verticale è un ritorno alle origini per Joep Beving, che prende spunto dalla corrente filosofica fondata da Ermete Trismegisto per rispondere a domande universali, con principi basati sulla ricerca dell’equilibrio. Se ‘Last Dance’ esemplifica la circolarità, ‘Dervish’ è intrisa della modalità orientale, mentre ‘Le fee verte’ evoca la semplicità di Satie. Dando a Parigi il ruolo di emblema della civilizzazione dell’Occidente, il compositore trasforma l’anima della Ville Lumière in un sottile filo che attraversa l’album, tra malinconia e speranza.