Contrariamente a chi li considerava incomprensibili, Mendelssohn trovava affascinanti i tardi quartetti di Beethoven, tanto da concepire il suo Quartetto n. 2 in La minore, op. 13 come una sorta di espansione della questione ontologica posta dal genio di Bonn. “Quando torna alla fine, la musica dell’apertura presenta un nuovo senso di sollievo, ma ha anche la qualità del desiderio sommesso”, dicono i membri dell’Esmé Quartet, che hanno scelto di dedicare la propria sessione classica al gioiello da camera del compositore di Amburgo, le cui note sono state significative nella fine della pausa sabbatica del gruppo. “Il tema ‘Ist es wahr?’ (‘È vero?’) ci sembrava onirico e alieno. Era come se la musica ci stesse chiedendo ‘Questo momento è reale?’”.