“Frammenti di relazioni, ricordi d’infanzia e il passare del tempo”: così Luke Howard descrive la materia esistenziale evocata dalla propria musica. Gli anni ’80 della sua formazione emergono nel gusto per il carattere onirico e fluttuante dei pianoforti e per le trame roboanti degli archi, mentre il lento incedere di Open Heart Story e di tracce come ‘Bower’ incoraggia un’introspezione che è parte fondamentale di un approccio crossover alla classica: elementi pop e brumose reminiscenze melodiche jazz affinano i contorni malinconici delle atmosfere che ne avvolgono spesso i progetti.