
- SCELTA DELLA REDAZIONE
- 1984 · 30 tracce · 1 h 24 min
Sinfonia nº 9 in re maggiore
Nessuna sinfonia di Mahler è paragonabile alla Nona sul piano spirituale ed emozionale. La traumatica scomparsa della figlia nel 1907 e la successiva diagnosi di una disfunzione cardiaca aumentarono l’urgenza del confronto con il tema della caducità dell’esisitenza, che da sempre era tra le maggiori preoccupazioni del compositore. Attraversato da echi delle due note discendenti del motivo “ewig” (“eternamente”) che chiudeva il ciclo di canzoni Das Lied von der Erde e di quello in tre note calanti della sonata Les Adieux di Beethoven, affrontata all’epoca degli studi, il lavoro oscilla tra agghiaccianti incontri con la morte e un acuito senso della bellezza e della fragilità della vita. Il lungo movimento d’apertura è un viaggio in un’incredibile gamma di sentimenti e di trame, dopo il quale il carattere inizialmente robusto, arioso e rusticamente danzante del secondo arriva come uno shock, prima di rivelare un’anima maniacale e sinistra. Rigido e tumultuoso, il ‘Rondò’ che segue ruota intorno a una pungente sezione in cui una tromba fallisce nelle sue aspirazioni celestiali. L’angoscia e la sommessa tristezza dello stupefacente ‘Adagio’ evocano l’agonia e il sollievo di un amore disperato. Anche se suona come l’accettazione della perdita, una citazione in extremis del lacerante Kindertotenlieder potrebbe ugualmente essere letta come il modo scelto dall’autore per anticipare la propria fine.