Sonata per pianoforte nº 1 in fa minore

Op.  2/1

Il famigerato impeto giovanile di Beethoven, capace di lasciare un segno immediato e indelebile nel mondo della musica, rappresenta solo una parte della storia: dietro le quinte, il maestro pianificava in modo meticoloso gli sviluppi della propria carriera. Dopo aver lasciato la nativa Bonn per trasferirsi a Vienna nel 1792, iniziò a lavorare a una serie di tre Trii per pianoforte op. 1 e altrettante Sonate per pianoforte op. 2, con l’intenzione di ottenere un patrocinio. La dedica dei trii spettò al principe Karl Lichnowsky, che prontamente lo invitò a palazzo per presentare in anteprima i componimenti, dedicati a Haydn. Così, Beethoven scelse di aprire il programma con la Sonata per pianoforte n. 1 in Fa minore, una tonalità dalla straordinaria potenza drammatica, che avrebbe poi riutilizzato per due pionieristici lavori del periodo detto “eroico”: la Sonata “Appassionata” e il Quartetto per archi “Serioso”. L’ardente ‘Allegro’ posto in apertura cattura immediatamente l’attenzione con una vertiginosa struttura ascendente, presa in prestito dalla scuola sinfonica di Mannheim. In seguito, la tensione si scioglie e il clima si fa più disteso grazie alla tranquillità dell’‘Adagio’, basato su un quartetto per piano precedente, prima che un ‘Minuetto’ dalla peculiare atmosfera desolata prepari il terreno per il ‘Prestissimo’ finale.

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