
- SCELTA DELLA REDAZIONE
- 2019 · 5 tracce · 30 min
Quartetto d'archi nº 13 in si bemolle maggiore
Op. 130 · “Leibquartett”
Il motivo principale per portare sulla proverbiale isola deserta proprio il n. 13, tra i tanti quartetti per archi di Beethoven, è la ‘Cavatina’. Si tratta di un brano profondo e introspettivo, quasi religioso, dove gli strumenti diventano realmente voci umane, con il primo violino che si produce in un malinconico assolo contrassegnato dall’indicazione beklemmt (afflitto, angosciato), in cui però prevale un senso di calma eterna. Nel 1977, un’incisione del movimento fu mandata in orbita con il programma Voyager, per offrire a chiunque fosse nello spazio un esempio dell’eccellenza raggiunta dal genere umano. Ma tutta l’opera è potente, a cominciare dalla struttura in sei parti che vede alternarsi, tra quella iniziale e quella conclusiva, due tempi lenti e altrettanti di danza. Fu composta nel 1826, quando il maestro di Bonn era totalmente sordo, recluso in un mondo sonoro mentale, e illustra bene la genialità anticonformista che caratterizza questo periodo della sua vita. In origine concepita con una durata di 20 minuti, la sesta sezione venne poi stralciata dall’artista, che la fece diventare la Grande fuga e la sostituì con un “Finale” più breve, semplice e meno controverso, rivelatosi l’ultima partitura completata in vita.