Etudes

“Studi”

Sebbene elementi tipici come le ripetizioni di scale, gli arpeggi e i ritmi sincopati li rendano immediatamente riconducibili a Glass, i 20 pezzi per pianoforte raccolti negli Études presentano un’intima introspezione che sviluppa complessivamente un’affermazione di portata epica. Scritti tra metà anni ’90 e il momento dell’interruzione del ciclo nel 2012, offrono una panoramica sul processo creativo del loro autore in una fase decisamente ampia della sua carriera. Richiamando una forma pensata con finalità didattiche per sviluppare la tecnica dell’interprete, anche il titolo è significativo: in quanto pianista, il compositore americano ha almeno inizialmente immaginato le partiture come esercizi personali per diventare “un musicista migliore”. Dei due libri in cui sono raggruppati rispettivamente gli studi dall’1 al 10 e dall’11 al 20, il secondo è meno virtuosistico ma più interessante dal punto di vista armonico. E nonostante la presenza di un’ampia varietà di atmosfere, dall’elegia ossessiva alla pura energia, a permeare l’insieme è un senso di movimento generalizzato, tra la calma cullante e pacifica degli Études 1 e 2 e una serie di dichiarazioni più decise, per chiudere il cerchio con l’Étude 20, che possiede la gentilezza di Schubert, un riferimento frequente nelle opere per tastiera dell’artista di Baltimora.

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