Romeo and Juliet

Op. 64 · “Romeo e Giulietta”

È anche grazie al Romeo e Giulietta di Prokofiev se oggi diamo per scontata l’esistenza di lunghi balletti narrativi, in cui ogni coreografia e azione contribuisce a far progredire la trama. Eppure, quella di trasporre in danza un dramma così verbalmente denso come la tragedia di Shakespeare era un’idea molto audace, che sarebbe stata difficilmente accettabile senza considerare l’estensione delle opere e delle sinfonie firmate dal compositore, nonché altri lavori del genere, benché di durata inferiore, realizzati per i Balletti russi, tra cui Chout. Data la connotazione violenta di alcuni di questi precedenti, non sorprende che nella scena della lotta si ritrovi un’energia quasi pugilistica. Tuttavia, la vena lirica solamente accennata ne Il figliol prodigo (1929) giunge a pieno compimento proprio con il ritratto dell’adolescente Giulietta e nel modo in cui viene resa la passione del suo sentimento per Romeo. Oltre all’utilizzo dei mandolini, per riflettere al meglio l’ambientazione italiana vennero concepite parti per ottoni che ricordassero le sonorità di una banda, evidenti nel dolore catartico e nella furia della morte di Tebaldo. Il lieto fine previsto dalla prima versione del 1936 fu eliminato non appena la produzione andò in stallo. Dopo avere scritto musiche aggiuntive per il debutto a Leningrado, l’autore tornò alla conclusione luttuosa filologicamente corretta, completandola giusto in tempo per la presentazione del 1938 a Brno.

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