Nikolaus Harnoncourt divenne noto al grande pubblico soprattutto per la sua storica registrazione integrale delle sinfonie di Beethoven, pubblicata nel 1991. Tuttavia, riesce ancora a sorprenderci per la freschezza del suo approccio anche alle opere più conosciute in queste esecuzioni dal vivo con la Filarmonica di Vienna, registrate circa 12 anni più tardi.
Persino la Sinfonia n. 1, composta in gran parte nel 1790 sotto l’influenza di Mozart e Haydn, suona fresca ed energica. Ciò che forse più sorprende di Harnoncourt è quanto ne faccia sembrare distesa l’apertura, concedendo financo ai legni del secondo tema, simile a una canzone, il tempo di rilassarsi e respirare, anziché mantenere la tensione degli archi del tema precedente, con l’effetto di esaltare la potenza della successiva sezione di Sviluppo. E il tutto ancor prima dei vigorosi accordi in levare del terzo movimento, che creano uno splendido contrasto con il finale, effervescente come lo champagne.
Nella Sinfonia n. 7, il direttore austriaco stupisce nuovamente con un’apertura tranquilla, per poi aumentare molto gradualmente velocità e slancio fino all’’Allegro’, il tema principale. La definizione di “apoteosi della danza” coniata da Wagner per la Settima si addice perfettamente a questa esecuzione, nella quale persino il secondo movimento risulta aggraziato e dinamico, con anche un tocco di malizia quando la fuga fa la sua incongrua apparizione. Dopo un vigoroso terzo movimento, Harnoncourt, come per la Prima Sinfonia, dirige l’orchestra verso un finale frizzante, seguito da scroscianti e meritati applausi.