Nell’anno in cui si scontra con la terribile certezza della sordità, Beethoven accantona i propositi estremi per sublimare la crisi in un’eroica riflessione che produce lavori d’inarrivabile intensità. Tra disperazione e lampi di speranza, Jonas Vitaud lo insegue in un percorso che tocca le corde della quiete e s’invola verso vette di irriducibile ottimismo, dall’alto delle quali i tormenti del testamento di Heiligenstadt sembrano dissolversi. Disseminate di spunti ingegnosi e audaci, le deliziose creazioni raccolte dal musicista sono tra i più arguti brani per piano partoriti dal compositore.