
- SCELTA DELLA REDAZIONE
- 1986 · 30 tracce · 1 h 22 min
Sinfonia nº 7 in mi minore
“Il canto della notte”
Non appena terminata una sinfonia, qualcosa spingeva puntualmente Mahler a metterla in discussione. Dopo aver completato la Sesta, inquadrata e dalle proporzioni classiche, il compositore sembra infatti mandare tutto all’aria con la N. 7, in un’audace scelta di affiancare estremizzazioni e bruschi momenti di discontinuità che si distanziano da qualsiasi altra sua creazione. Il cuore della partitura risiede in due movimenti, il secondo e il quarto, intitolati Nachtmusik (musica notturna), che incorniciano le atmosfere inquiete e demoniache dello ‘Scherzo’. Non a caso, la Settima è stata soprannominata ‘Canto della notte’, anche se il maestro era consapevole che le dinamiche spontanee e a tratti frenetiche del finale appartenevano alla sfera del giorno. In ogni caso, i cinque movimenti mostrano una notevole varietà. Il primo affianca idilliaci paesaggi alpini a una marcia animata, quasi dissestata, per poi lasciare spazio alla spettrale processione della ‘Nachtmusik I’, foriera di un nuovo mondo popolato di richiami, in un certo senso beffardi, alla N. 6. Il diabolico fulgore dello ‘Scherzo’ sfuma nella sinistra seduzione della ‘Nachtmusik II’, prima che i timpani che aprono la coda portino al risveglio da un sogno vivido e inquietante. In fase conclusiva, Mahler ripropone la marcia del primo movimento, preferendo all’unificazione un senso di disparità che invita a convivere con gli enigmi e le contraddizioni proprie della vita.