Concerto per pianoforte nº 5 in mi bemolle maggiore

Op. 73 · “Imperatore”

Beethoven compose il Concerto per pianoforte n. 5 all’inizio del 1809, poco prima che l’invasione dell’esercito francese sconvolgesse la vita di Vienna. Utilizzato comunemente nei paesi di lingua inglese, il soprannome L’Imperatore avrebbe incontrato la profonda disapprovazione dell’autore, nonostante a giustificarlo fosse più la nobile grandiosità della musica che non una qualsivoglia associazione con la figura di Napoleone. Concepito come l’altrettanto maestosa Sinfonia Eroica (1803-04) in tonalità di Mi bemolle maggiore, l’ultimo concerto del genio condivide con la precedente fatica sulla medesima forma l’impressionante originalità dell’apertura: per tre volte, gli accordi imponenti dell’orchestra introducono una serie di preziosismi pianistici sullo stile della cadenza, alla maniera dei preludi pensati per consentire all’interprete solista di riscaldarsi. La sostanza principale del primo movimento, il più lungo nella produzione concertistica per piano del compositore, contiene una quantità di ornamentazioni tale da rendere superflua una vera e propria cadenza tradizionale. Spostandosi sul Re maggiore, il movimento lento è delicatamente poetico, con una scrittura che affida alla tastiera una funzione maggiormente decorativa. Al termine dell’adagio, il pianoforte anticipa il tema del finale in un tempo più placido, in attesa che il rondo prenda slancio e si sviluppi senza tregua. Analogamente a gran parte di questo capolavoro, l’esuberante conclusione è costruita su un semplice blocco tematico – nel caso specifico, un arpeggio ritmicamente movimentato – attorno al quale Beethoven architetta un ingegnoso viaggio armonico che si allontana dalla tonalità principale, per poi farvi ritorno.

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