Sinfonia nº 6 in la maggiore

WAB 106 · “Filosofica”

Per molti anni considerata la meno affascinante delle sinfonie di Bruckner, la Sesta è sicuramente la più enigmatica, soprattutto nel finale, che oltre a differire radicalmente dalla maestosa autoaffermazione con cui molte si concludono, risulta particolarmente ambiguo, forse perché rispecchia lo stato d’animo dell’autore nel momento in cui la scrisse. Dopo l’umiliazione della catastrofica premiere della Terza Sinfonia nel 1887, il musicista aspettò ben due anni prima di cominciare a lavorare sulla partitura. Ignorato e ridicolizzato in una Vienna dove vedeva crescere la depressione per via dei continui fallimenti nella ricerca di una moglie, avrebbe avuto almeno un buon motivo per dubitare della propria “vocazione”. Se il primo movimento sembra inizialmente orientato verso l’individuazione di una nota più brillante, con un vivace ritmo di danza al posto del solito criptico tremolo degli archi, le ombre non tardano a calare sullo struggente ‘Adagio’, che trasuda desolazione e aspirazioni frustrate. Almeno fino alla coda, che suona invece squisitamente rassegnata. Uno ‘Scherzo’ tormentato e disseminato di inquietanti anticipazioni di Mahler conduce a una delle chiusure maggiormente indecifrabili dell’austriaco. Nonostante l’apparente solidità di una convinta fede religiosa, elementi dal piglio sovversivo e interrogativo si insinuano quasi fino all’ultimo minuto. Ascoltata senza preconcetti, l’opera racconta tuttavia una storia toccante e avvincente.

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