
- SCELTA DELLA REDAZIONE
- 2010 · 7 tracce · 43 min
The Planets
H125, Op. 32 · “I pianeti”
Quando nel 1917 completa la suite orchestrale I pianeti, Gustav Holst è già un compositore esperto. Niente delle precedenti opere dell’allora 43enne, però, aveva messo in guardia il pubblico per una portata così epica e una simile maestria orchestrale. L’opera si ispira all’interesse crescente dell’artista per l’astrologia, e riflette in ognuno dei suoi sette movimenti il carattere di un particolare pianeta, per una durata complessiva di 50 minuti. Toni e atmosfera del materiale godono di ampio respiro, e risuonano familiari ancora oggi per le tantissime occasioni in cui accompagnano produzioni cinematografiche e televisive. Il movimento d’apertura ‘Marte, il portatore di guerra’ è un esempio perfetto, dove l’unione di carattere militare e minacciosi accordi di ottoni sviluppa in modo inarrestabile una serie di pesanti climax. ‘Venere’ è invece musicato con la massima delicatezza, e ‘il portatore di pace’ è rappresentato di rara bellezza ma fragile per natura. Ai caratteri brillantemente mutevoli di ‘Mercurio, il messaggero alato’ segue ‘Giove, il portatore dell’allegria’, che incorpora la melodia riproposta in seguito nell’inno patriottico britannico ‘I Vow to Thee, My Country’. Il lavoro si conclude con uno dei più vivaci guizzi creativi di Holst: un coro senza parole di voci femminili che fluttuano eteree nel cosmo, mentre ‘Nettuno, il mistico’ sfuma a poco a poco.