
- SCELTA DELLA REDAZIONE
- 2018 · 4 tracce · 1 h 24 min
Sinfonia nº 6 in la minore
“Tragica”
Nonostante avesse preso in considerazione l’idea, Mahler decise di non chiamare esplicitamente “Tragica” la Sinfonia n. 6 (1904), lavoro tetro e intriso di un senso di catastrofe e oscura passione che era già abbastanza in grado di parlare per sé. L’unico argomento di discussione riguarda il tipo di tragedia immaginato dal compositore. Se per l’amico e direttore Bruno Walter si trattava di puro pessimismo e rassegnazione, altri vi hanno letto una triste profezia degli orrori del XX secolo. Per il biografo Michael Kennedy, la “tragedia” aveva invece un significato più vicino alla concezione propria dell’Antica Grecia: catartica, ben controllata nella forma e con un effetto perfino favorevole. Forse la verità sta nel mezzo. Rivelandosi la più “classica” delle sinfonie dell’autore, la Sesta detta tuttavia nuovi standard nell’uso virtuosistico e cromaticamente variegato delle sue imponenti forze orchestrali, inclusive di un’inedita celesta, dei campanacci e di un grande martello, che nel mastodontico finale riproduce in maniera dirompente i colpi del destino. L’altra principale materia di disaccordo ruota intorno all’ordine dei movimenti centrali – un sinistro ‘Scherzo’ e un acceso ‘Andante’ pastorale – sul quale Mahler stesso cambiò opinione almeno due volte. Qualunque sia la risposta, sempre che esista, l’opera si conferma a ogni ascolto terribilmente toccante.