Dopo avere inciso la serie completa delle suite per liuto nel 1992, Jakob Lindberg torna a corteggiare Bach con uno strumento di fine ’500, poi ritoccato nell’epoca del maestro. Il tono squillante si adatta perfettamente a lavori composti principalmente per violino, violoncello e clavicembalo e riarrangiati dallo stesso interprete, che insinua un sottile intimismo in momenti memorabili, quali la Suite per violoncello n. 1 o la superba ‘Ciaccona’, tratta dalla Partita per violino n. 2. L’ascolto diventa un’occasione di sublime devozione privata che abbatte le distanze tra musicista e pubblico.