In occasione del proprio cinquantesimo compleanno, Renaud Capuçon si regala il confronto con uno dei capolavori assoluti del repertorio violinistico. Devoto a Bach fin dall’infanzia, l’interprete francese incide per la prima volta il ciclo completo delle sei Sonate e partite per violino solo con l’approccio di chi vuole scattare un’istantanea esistenziale e la convinzione che potrebbe non essere l’ultimo tentativo in carriera. Due prestigiosi archetti e il mitologico “Vicomte de Panette”, forgiato da Giuseppe Guarneri del Gesù nel 1737 e appartenuto a Isaac Stern, sono l’equipaggiamento di un’impresa che rivela una profonda conoscenza delle composizioni e un’impeccabile preparazione ai loro innumerevoli ostacoli, superati brillantemente con un estro e una precisione degni di una stella della musica classica. Dall’energia del ‘Presto’ della Sonata n. 1 al languore della ‘Ciaccona’ della Partita n. 2, fino alla meravigliosa serenità del non troppo noto ‘Adagio’ della Partita n. 3, l’impressione è che per Capuçon questo non sia solo un disco ma l’immersione in una dimensione interiore meditata per una vita intera.