Fra le leve del violino del terzo millennio il britannico Daniel Hope si è distinto per il tocco dolcissimo con il quale fa cantare il suo Guarneri. Ereditando dal suo mentore Yehudi Menuhin un gusto ampio e un approccio versatile, ha sviluppato un'impronta immediatamente riconoscibile. Fra agili pagine romantiche, asciutte melodie minimaliste e fraseggi neoclassici, l'artista si muove con la sicurezza di un performer fuori dal tempo.