Non esiste dimensione della musica colta con cui Emanuel Ax non si sia cimentato a partire dai primi anni ’70. Protagonista di innumerevoli dialoghi con il violoncello di Yo-Yo Ma sui repertori di giganti come Shostakovich o Beethoven, ha affrontato Chopin in solo con sontuosa ma controllata intensità e affiancato l’orchestra in concerti per piano di Schoenberg, Liszt e Haydn, offrendo saggi di virtuosismo funzionale e mai invadente. Il suo è uno stile di classe infinita, che sacrifica velocità e dinamismo frenetico in nome della purezza delle modulazioni e della maestosa imponenza retorica.