Dev'essere stato il senso dell'umorismo a salvare Otto Klemperer dalla depressione durante gli anni del Nazismo, per sfuggire al quale era stato costretto a emigrare negli Stati Uniti, ritrovandosi inizialmente nei panni di un signor nessuno, privato del prestigio ottenuto in patria come ambasciatore di Mahler. Gli anni alla Los Angeles Philharmonic furono per il direttore d'orchestra la prova generale della rinascita definitiva, che ha nell'impresario Walter Legge l'artefice principale del suo approdo alla London Philharmonia, con la quale registrò magnifiche interpretazioni di Beethoven.